Due polar pattern per gli specialisti: ipercardioidi e subcardioidi

Come spesso ripetiamo nei nostri articoli, uno degli aspetti principali che dovrebbe influenzare la scelta di un microfono è la sua capacità direttiva espressa graficamente dal relativo polar pattern. Le tre tipologie più comuni presenti sul mercato (unidirezionali, omnidirezionali e bidirezionali) garantiscono una vasta gamma di possibilità di microfonazione e in ambito musicale la famiglia più utilizzata è sicuramente quella dei cardioidi. Esistono però due varianti poco conosciute ma estremamente pratiche per risolvere situazioni particolarmente spinose; scopriamone insieme gli utilizzi più comuni in questo articolo.

Ipercardioide

Come è facile notare osservando i grafici polari, il grado di direttività frontale dei cardioidi influenza parallelamente anche il lobo posteriore. Potete quindi facilmente immaginare come un microfono ipercardioide non sia altro che un supercardioide sotto steroidi: se l’angolo di ripresa di quest’ultimo si aggira intorno ai 115°, quello degli ipercardioidi può restringersi fino a 105°. Il notevole aumento di precisione frontale si rivela estremamente utile nei palchi più rumorosi, in cui  evitare i suoni circostanti è indispensabile. Se sfruttati a dovere, i microfoni ipercardioidi diventeranno dei preziosi alleati in situazioni particolarmente caotiche, pur non essendo senza difetti:

  1. vista l’estrema direttività dei microfoni ipercardioidi è necessario fare molta attenzione ai movimenti fuori asse. Un cantante troppo attivo potrebbe sentirsi limitato da un lobo frontale così ristretto e uno spostamento improvviso risulterebbe sicuramente in un brusco abbassamento di livello;
  2. esattamente come con i supercardioidi, i pattern ipercardioidi sono famosi per un’accentuata ripresa posteriore. I safe spot si trovano rispettivamente a 125° e 110°, un valore da ricordare durante il posizionamento di monitor e altri dispositivi elettronici;
  3. un mito da sfatare che da sempre circonda gli ipercardioidi è la loro propensione ad accentuare notevolmente l’effetto prossimità. Nonostante questo sia vero per molti esemplari presenti sul mercato, Shure è riuscita a risolvere questo problema nel celebre microfono KSM9 grazie a una capsula a doppio diaframma.

Subcardioide

Spesso chiamato con l’appellativo di ‘cardioide largo’, il polar pattern subcardioide è sicuramente fra i meno conosciuti. Osservando velocemente il relativo grafico ciò che subito viene in mente è sicuramente un pattern omnidirezionale a cui è stata amputata parte della direttività posteriore, ed effettivamente i due condividono diversi aspetti: le sonorità naturali e organiche dei microfoni subcardioidi si sposano alla perfezione con ambienti più intimi in cui il volume è contenuto, limitando inoltre l’effetto prossimità. Allo stesso tempo però sono parecchio suscettibili ad innescare feedback con monitor o sistemi PA nelle vicinanze.

 

 

Racconto di due microfoni

Confrontandoli fianco a fianco ipercardioidi e subcardioidi sembrano cane e gatto, due specie destinate a coesistere in ambienti diversi. Shure ha però pensato di unirne le caratteristiche per sfruttarne i punti a favore e creare uno dei microfoni più versatili di sempre: il modello KSM9 combina la precisione del polar pattern ipercardioide con la naturalezza sonora del subcardioide grazie ad un semplice interruttore nascosto sotto la griglia protettiva. Sia in studio che sul palco, con lo Shure KSM9 non sarete mai a corto di opzioni per riprendere qualsiasi strumento.

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