Guida tecnica per aspiranti podcaster

Un tempo etichettata come ininfluente moda passeggera, il fenomeno del podcasting è ben lontano dal rapido declino che gli veniva predetto. Molto più fruibili dei video YouTube ma ugualmente grauititi, i podcast godono di una crescente popolarità che ha creato un nuovo bacino di utenza, sostituendo allo stesso tempo il vecchio mezzo radiofonico ormai saturo di invadenti pubblicità e scarsa portata. In un mezzo che fa delle parole il suo punto di forza, un comparto sonoro professionale è indispensabile per attirare nuovi ascoltatori e consolidare quelli storici: a tal proposito Shure ha non poche frecce da scoccare verso l’obiettivo senza farvi dilapidare il conto in banca.

Costruire delle solide fondamenta

Che si tratti di musica o podcasting, una scarsa qualità sonora risulterebbe sicuramente in un rapido allontanamento dei fan. L’avanzamento tecnologico (e, di conseguenza, quello legato anche al processing dei file audio) ci permette di correggere facilmente molti difetti con pochi click, ma è sempre preferibile avere a disposizione la miglior registrazione possibile. Piuttosto di lanciarsi in decine di modifiche digitali (e spesso peggiorare ulteriormente la situazione) è preferibile ricominciare l’intera take, ottenendo però un risultato finale decisamente più pulito. Semplificando il più possibile la questione, il miglior modo per eliminare i rumori indesiderati é non catturarli durante la ripresa. Ma cosa intendiamo per ‘comparto sonoro di buona qualità’? Oltre ai fattori soggettivi possiamo risalire a tre caratteristiche principali:

  1. udibilità, ovvero se il sonoro raggiunge un livello adeguato per la maggior parte degli ascoltatori, senza costringerli ad alzare il volume al massimo, né rovinandogli i timpani;
  2. intellegibilità, ovvero quanto è facile comprendere chiaramente le parole pronunciate dall’oratore. Non ci soffermiamo su quanto sia importante questo fattore per il podcasting, in cui una cattiva espressione risulterebbe in un segnale confuso o ricco di rumori di fondo;
  3. fedeltà, ovvero quanto naturale risulta la traccia alle nostre orecchie, senza artefatti che ne potrebbero ridurre il realismo.

I ferri del mestiere

La rapida crescita tecnologica avvenuta negli ultimi decenni ci ha permesso di ridurre sempre più il costo di uno studio casalingo. Oltre ad un PC, utilizzato come un vero e proprio registratore, è possibile seguire diverse configurazioni che dipendono dal budget e dallo spazio disponibile:

  • Microfono USB: in assoluto la soluzione più semplice per registrare qualsiasi suono direttamente nel PC, questi strumenti non necessitano di accessori esterni per essere alimentati e si servono di un comunissimo cavo USB per il trasferimento diretto dei dati. La qualità ovviamente varia da modello a modello, con supporti molto economici e altri che riescono a raggiungere risultati professionali impressionanti.
  • Microfono XLR e interfaccia audio: nonostante la qualità sonora con i microfoni USB si sia ormai appianata, alcuni utenti potrebbero trovare scomoda la soluzione ‘all in one’. I podcaster più classici continueranno a preferire la classica accoppiata microfono XLR + interfaccia audio USB, permettendogli in certi casi di utilizzare più microfoni nel caso di ospiti o live improvvisati. Questa enorme versatilità permette a ciascuno di scegliere il microfono che più ritiene adatto alla sua voce; il bestseller in questo ramo è sicuramente lo Shure SM7b, da sempre amato in tutti gli studi radiofonici, grandi o casalinghi che siano!
  • Altri microfoni consigliati: nonostante la sua illustre storia (che vi consigliamo di leggere in quest’altro articolo), il modello SM7b non è l’unico esemplare del catalogo adatto ai podcast. Per un budget più limitato andranno benissimo anche i classici PGA58 e SM58, con capsule divenute storiche per il calore, la delicatezza e il carattere sonoro in grado di produrre.
  • Cuffie: importantissime per qualsiasi tipo di podcast, le cuffie sono il principale sistema di monitoring utilizzato durante le registrazioni. Non solo vi permetteranno una migliore interazione con gli ospiti – magari intervistati utilizzando Skype -, ma vi assicureranno la completa assenza di ritorni nel microfono.
  • Pop filter: estremamente economici ma in grado di cambiare radicalmente il risultato finale, i pop filter proteggono il microfono dalle consonanti più ‘scoppiettanti’, si montano facilmente su qualsiasi asta e non creano alcun ingombro.

Il momento della verità

Oltre a paragrafi ricchi di dettagli tecnici sugli strumenti da utilizzare è giusto spendere qualche parola su altri fattori che alterano la qualità di un file, primo fra tutti lo spazio in cui si registra: sembra scontato, però una stanza silenziosa, lontana da interferenze esterne come traffico o vicinato, migliorerà radicalmente ciò che uscirà dagli altoparlanti degli ascoltatori. Questo include, dove possibile, il controllo di eco e tempo di riverbero della sala, ma anche di tutti i fenomeni acustici dipendenti da superfici riflettenti (ad esempio vetro o metallo). Trattare a dovere una stanza richiede progetti complessi e una spesa economica non ignorabile, ma spesso basta qualche accortezza in più per raggiungere un livello di rumore accettabile. Inoltre imparerete presto quanto siano differenti fra loro i microfoni disponibili sul mercato; ciascuno ha un range in cui esprime la massima potenzialità, ma è buona norma stare almeno a 10-20cm di distanza dalla capsula, pur facendo sempre attenzione al livello di ingresso. Alcuni tipi di voce enfatizzano molto le consonanti ‘sibilanti’ (-s- & -t- in particolare), ma per ridurre questo fenomeno spesso basta abbassare l’asta rispetto alla bocca dello speaker. Un’ulteriore caratteristica da tenere in considerazione è la capacità direttiva del microfono utilizzato: la maggior parte di quelli utilizzati in ambito radiofonico presentano un angolo di ripresa molto stretto per escludere le fonti sonore circostanti, ma nel caso di interviste con più persone è possibile ripiegare su un dispositivo omnidirezionale.

 Post-produzione

Rispetto ai processi di mixing e mastering impiegati in ambito discografico, l’editing richiesto da un podcast è notevolmente ridotto. Nel caso di un file di buona qualità gli unici passaggi da fare saranno regolare i livelli dei singoli presentatore, aggiungere le sigle introduttive e conclusive, aggiungere una leggera musica di background (facendo attenzione al copyright) ed esportare un file leggermente compresso per contenerne le dimensioni. Con le giuste competenze è possibile applicare qualche step aggiuntivo, fra cui una lieve compressione ed equalizzazione per limare gli errori e migliorare la fedeltà. Nonostante esistano decine di software a pagamento che permettono di ritoccare ogni minimo particolare, è possibile scaricare gratuitamente un paio di programmi perfetti per chi è alle prime armi: Garageband e Audacity (disponibili rispettivamente per Mac e Windows) saranno i vostri più fedeli alleati per i primi episodi. Nonostante possa sembrare un processo lungo e laborioso, realizzare un podcast di successo in realtà è esattamente come erigere un castello di sabbia: costruendo con pazienza una buona base è possibile salire sempre più in alto.

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