Registrarando il “suono dell’Islanda”

Quali sono le prime cose che vi vengono in mente pensando all’Islanda? Chi ha avuto la fortuna di viaggiare nella terra dei ghiacci saprà bene che oltre all’aurora boreale e le luci del nord ci sono altrettanti paesaggi mozzafiato e cambiamenti climatici ad aspettarvi, ma in pochi parlano della bellezza dei “suoni” islandesi.

In questa intervista Thomas Wing-Evans e Michael Perkins ci raccontano della loro avventura in Islanda, a metà fra fotografia e field-recording, accompagnati dal loro fido Shure MV88. Se siete curiosi di sentire cos’hanno registrato, a fine pagina potete trovare una playlist dedicata.

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Potete spiegarci da dove è nata l’idea di questo progetto?

T: Siamo entrambi architetti con la passione della fotografia. Spesso diciamo di essere amanti dell’esplorazione, anche se l’esplorazione odierna è molto diversa da quanto la maggior parte del mondo è già stato navigato. Oltre alle profondità oceaniche, non è rimasto molto da scoprire sulla Terra. Per noi ‘esplorare’ significa provare nuove esperienze in posti speciali, non importa quanto lontani o remoti possano essere; nonostante questo fattore lo renda decisamente più divertente.

Avete citato la James Philips Foundation (che ha finanziato questo progetto), una fondazione che punta a creare opportunità per giovani designer e architetti, spingendoli a viaggiare, ricercare e documentare tali esperienze con fotografie, video e suoni. C’è altro che volete raccontarci di questa realtà?

T: La James Philips Foundation fu instituita dalla famiglia Philips in seguito alla morte di loro figlio James, avvenuta durante una maratona di beneficenza nel 2014 a causa di un improvviso arresto cardiaco. La sua passione per l’architettura, la fotografia e i viaggi furono le fondamenta per la fondazione attuale; il premio che abbiamo vinto ne è la definizione ed è costruito sull’ideale esplorativo portato avanti da James fino alla sua dipartita, oltre ad essere un monito per tutti noi appassionati.

Potete spiegarci più dettagliatamente il vostro viaggio in Islanda? Era inizialmente progettato come una spedizione “sonora” oppure integrava altri elementi?

M: La nostra avventura in Islanda nasce come riflessione sul tema della ‘migrazione’, proposto inizialmente dalla James Philips Foundation. Insieme a Thomas abbiamo prodotto una proposta basata sull’esplorazione dei ghiacciai e sulla ricerca del loro movimento continuo attraverso i paesaggi islandesi. In principio doveva essere solamente una spedizione fotografica, ma l’ambiente circostante ci ha fatto espandere le nostre idee originarie.

T: Abbiamo decisamente sottovalutato l’enorme varietà sonora che abbiamo incontrato. L’Islanda è un paese incredibile dal lato visivo ed è estremamente semplice dimenticarsi la sua ricchezza acustica. Più ci pensavamo, più diventava ovvio che avremmo dovuto integrarne questa bellezza nella nostra raccolta fotografica una volta ritornati a Londra; i diversi elementi del progetto si connettono perfettamente grazie al contributo audio.

M: Principalmente, la nostra spedizione si è concentrata sulla conformazione dei ghiacciai islandesi. Lo scopo era mostrare a tutti come la nostra cultura e società abbiano influenzato drammaticamente queste enorme masse di ghiaccio. Coprivamo quotidianamente intorno ai 30-35km, il tutto per un totale di dieci giorni in cui abbiamo evitato completamente i rifugi stabili. Abbiamo utilizzato bivacchi leggeri per poter restare in zona durante le riprese, massimizzando il tempo a nostra disposizione. Tutto il cibo, le provviste e l’equipaggiamento tecnico veniva trasportato negli zaini a piedi; fortunatamente questo significava che con l’avanzare dei giorni i bagagli diventavano sempre più leggeri.

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Perché avete scelto proprio l’Islanda?

M: Fra tutti i posti a disposizione abbiamo scelto proprio Islanda per la vastità dei paesaggi che offre, in relazione con i dieci giorni che avevamo pianificato. Ghiacciai, lagune, vulcani, fiumi e cascate erano tutti a nostra disposizione con qualche ora di cammino, permettendoci di scattare foto e registrare tracce audio in condizioni pressoché opposte.

T: L’Islanda ha davvero pochissimi difetti. Come ha detto Mike, la varietà è stata la chiave per noi, visto che miravamo a ricamare una narrativa intorno alle trasformazioni fisiche del ghiaccio prima del suo arrivo nel mare.

C’è un famoso detto in Islanda – ‘Se non ti piace il clima, prova ad aspettare un quarto d’ora’. Come avete trovato il rigido clima dell’isola?

M: Siamo stati fortunati in questa spedizione. È vero che il clima cambia molto rapidamente e, per chi non è abituato, si tratta sicuramente di un fenomeno emozionante in grado di generare atmosfere uniche. Ad esempio, mentre stavamo scalando il ghiacciaio che si trova sulla sommità del vulcano Eyjafjallajökull, la pioggia estremamente fina creava una luce praticamente monocromatica, in cui la lava nera solidificata si piegava fra la neve e il ghiaccio.

T: Ricordo in particolare una giornata uggiosa, con parecchia nebbia e pioggia, mentre stavamo scalando un difficile pendio nevoso. Avevo caldissimo per la fatica, ma non potevo aprirmi la giacca per colpa della nebbia, così ho dovuto resistere; non avevo nessuna voglia di tirar fuori la mia macchinetta fotografica, però ripensandoci avrei potuto fare degli scatti eccezionali. Eravamo preoccupati che la nebbia limitasse le nostre possibilità e…beh, così è stato, però allo stesso tempo ha creato un’atmosfera unica in tutte le nostre foto.

All of the sounds you recorded in Iceland were captured using the Shure MV88. What are your thoughts on the mic now having used it extensively? Tutti i suoni sono stati registrati utilizzando uno Shure MV88. Quali sono le vostre opinioni su questo microfono dopo giorni di utilizzo?

M: Non potrei aver scelto di meglio per questo viaggio. Compatto, leggero, facilissimo da usare e soprattutto di altissima qualità sonora. Camminando per giornate intere, la semplicità di poterlo connettere direttamente al mio iPhone era davvero confortante.

T: Quanto tempo ho per parlarne positivamente? È stato il pezzo di equipaggiamento su cui abbiamo potuto sempre contare, in qualsiasi condizione. Ad elevate altitudini il freddo ha addirittura bloccato la fotocamera di Mike, ma il microfono non mostrava alcun segno di cedimento. L’action camera che ci siamo portati dietro era spesso scarica, e in tutte queste piccole occasioni ci accorgevamo di quanto affidabile fosse lo Shure MV88.

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Che ne pensate invece dell’applicazione Shure Motiv?

M: In diversi momenti ci siamo trovati con diverse fonti audio in conflitto e poterle isolare grazie alle impostazioni di stereo width è stato davvero utili. La funzione di riduzione del vento era fondamentale sulle cime dei vulcani oppure mentre navigavamo fra gli iceberg e nelle lagune. Sono le piccole cose, come poter aggiustare la direzione del microfono, a fare la differenza.

T: La qualità costruttiva del microfono è eccellente, il che ha aiutato non poco, ma poter usufruire della wind reduction era un vantaggio non da poco. Ci siamo portati appresso parecchio materiale pesante, così abbiamo dovuto lasciare a casa qualcosa, fra cui il microfono per la SLR. Grazie all’applicazione Motiv lo abbiamo sostituito egregiamente, impostandolo in maniera omnidirezionale o direzionale in base al contesto.

Pensate di utilizzare ancora Shure MV88 per altri progetti futuri?

M: Senza dubbio! È un microfono talmente compatto per la qualità sonora che produce. Lo utilizzerò sicuramente più spesso

T: Sono d’accordo, questo è decisamente il nostro nuovo microfono da trasferta

Abbiamo ascoltato diverse volte i suoni che avete registrato e ci è rimasto impresso in particolare “Bubbling Geothermal Vent”. Qual è il vostro preferito?

M: Ce ne sono un paio che sono venuti piuttosto bene, ma se dovessi sceglierne uno propenderei per il suono della collisione fra iceberg e la nostra nave nei pressi di Jökulsárlón. La laguna gelata era un paesaggio visivamente altrettanto incredibile, ma il passaggio dell’imbarcazione attraverso le lastre di ghiaccio creava un suono meraviglioso; mi sono sentito praticamente obbligato a tirare fuori il mio MV88.

T: Il mio preferito è sicuramente il suono di un rivolo d’acqua che corre lungo la valle fino a terminare in un crepaccio. Alcuni di queste fosse sono talmente profonde che è possibile gettarvi un pezzo di ghiaccio senza sentirne la caduta. Quando l’acqua cade al suo interno, l’eco crea una sorta di fischio che assomiglia a un violino.

State pianificando altre spedizioni del genere?

M: Certamente, la prossima è già in preparazione.

T: Al momento stiamo preparando il materiale fotografico e sonoro che abbiamo raccolto per una mostra a Londra. Successivamente ci imbarcheremo appena possibile in una nuova avventura.

I suoni che Thomas e Michael hanno raccolto in Islanda illustrano perfettamente una delle abilità più sottovalutate di MV88 – il field recording. Come potete sentire qui sotto, è possibile ottenere ottimi risultati con solamente un iPhone e un microfono della serie Motiv.

NOTA: Tutti i suoni sono stati ripresi direttamente da uno Shure MV88 senza mastering, compressione, riverbero o equalizzazione. Tutte le foto dell’articolo sono state utilizzate con il permesso di Thomas & Michael.

 

Per maggiori informazioni sul microfono Shure MV88 cliccate qui.

 

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