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Senza fili! Come la tecnologia wireless ha cambiato il teatro

Gestire tutti gli aspetti sonori di una produzione teatrale è tutt’altro che semplice. Prima dell’avvento della tecnologia wireless per microfonare a dovere la scena era necessario ingegnarsi con complessi array di panoramici oppure anti-estetici dispositivi a filo, limitando così la mobilità degli attori. Zoe Milton, stage sound engineer e amministratrice di ASD (l’associazione internazionale dei sound designers), ci racconta come i continui passi in avanti nel mondo RF abbiano portato una vera e propria rivoluzione sui palchi di tutto il mondo.

L’ospite del giorno

Con l’arrivo di dispositivi senza fili sempre più economici ed efficenti, è ormai difficile scovare una produzione teatrale che non ne faccia grande uso: che si tratti di energici musical o statiche tragedie Shakespeariane non ci sono più molte scuse che ne limitino l’utilizzo. Zoe Milton ha vissuto questa importantissima rivoluzione sulla sua pelle, esattamente come tutti gli altri tecnici che svolgono una professione simile: stage sound engineer e amministratrice dell‘Association of Sound Designers, Zoe si è trovata a contatto con la crescente tecnologia wireless fin dai suoi primi studi presso la Royal Central School of Speech and Drama sul finire degli anni ’90, arrotondando come assistente fonico in celebri produzioni come Blood Brothers e Les Misérables. Dopo la laurea conseguita nel 2001 ha continuato a lavorare in spettacoli del calibro di My Fair Lady e Tonight’s The Night, divenendone la responsabile audio nel 2005 e concentrandosi successivamente sulle produzioni teatrali destinate alla messa in onda televisiva e alla distribuzione su DVD: “dopo aver avuto dei figli non ci tenevo proprio a ritornare in tourné” ci racconta. “Stavo cercando qualche lavoro che fosse sempre collegato all’attività teatrale, ma richiedesse meno tempo on the road. Fortunatamente nel 2009 si iniziò a diffondere l’iniziativa National Theatre Live, grazie alla quale gli spettacoli vengono trasmessi dal vivo nei cinema e nelle gallerie d’arte di tutto il mondo.”

Un passo alla volta

Quando Zoe ha iniziato a lavorare in teatro i microfoni wireless erano poco diffusi, principalmente a causa di elevati costi da sostenere e limitazioni tecniche: “ricordo che durante i preparativi di Les Mis potevamo utilizzare solamente 16 microfoni wireless perché ciascuno occupava moltissima banda nello spettro e le batterie duravano veramente poco! Ci ritrovavamo a dover sostituire direttamente i bodypack fra una scena e l’altra, accoppiandole man mano con gli attori a memoria. Ho cambiato talmente tanti bodypack in quel periodo da perdere il conto ad ogni spettacolo.” Purtroppo le disavventure con la vecchia tecnologia wireless non finiscono qui: “Il musical Chicago invece mi ha insegnato cosa significa la parola -pianificazione-, visto che al tempo i bodypack potevano durare anche due spettacoli di seguito, a patto di spegnerli ogni volta che non servivano. Non potevano essere accesi per nessun motivo prima delle cinque di pomeriggio, oppure non sarebbero arrivati alla fine del copione! Prima o poi qualche  errore sarebbe accaduto, e infatti nel 2002 in previsione della maratona di spettacoli The Coast of Utopia al National Theatre ci dimenticammo di ricaricare due battery pack. Ci ritrovammo a correre per tutto il teatro in cerca di batterie AA, sostituendole ogni volta che il led sui bodypack iniziava a lampeggiare. Terribile!” Fortunatamente i passi da gigante compiuti nell’ambito RF garantiscono finalmente delle sicurezze impensabili fino a qualche anno fa: “le aspettative di registi, attori e spettatori si sono alzate notevolmente negli ultimi tempi e questo è sicuramente dovuto al salto di qualità effettuato nell’esperienza sonora complessiva. Oggi è molto più facile controllare ogni segnale con la metà delle preoccupazioni rispetto ad un tempo e un rapporto qualità-prezzo senza precedenti; possiamo finalmente lasciare la completa libertà al resto dello staff, senza preoccuparci di movimenti eccessivi, impedimenti creati dalla progettazione del palco o dai costumi utilizzati. Quando ho iniziato a muovere i primi passi in questa professione un attore sospeso ad un filo sarebbe stato un incubo da microfonare!”

Shure e la tecnologia senza fili

La rivoluzione portata dai sistemi wireless non include solamente i microfoni, ma anche le dozzine di in-ear monitor utilizzate soprattutto dagli attori di musical: “inizialmente anche avere un solo sistema di In-Ear Monitoring sul palco era un lusso, spesso relegato a chi aveva la parte di canto principale in quella scena. Nôtre-dame de Paris nel 2000 ne è il perfetto esempio: tutti i brani erano pre-registrati e venivano riprodotti via DAT, ma le parti vocali erano assolutamente live. Riuscimmo a far avere sistemi di In-Ear Monitoring a quasi tutto il cast, ma al tempo gli auricolari erano tutt’altro che discreti: pesavano parecchio, si scaldavano facilmente e fummo costretti a nasconderli dentro ai vestiti di scena.” Shure continua a lavorare per alleviare il lavoro di tutti i tecnici: “la ricerca portata avanti da Shure è incredibile! Adoro le ultime innovazioni presentate in campo wireless, in particolar modo la ricerca e lo switch automatico dei canali in caso di interferenze o degradazioni. Mind blowing! Tutto questo mi permette di non dovermi più avvicinare agli attori ad ogni minimo problema, se non qualche interferenza fisica causata magari dal costume.”

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Quattro motivi per cui tutti i musicisti dovrebbero avere un MV88

In ambito fotografico un celebre proverbio sostiene che “la miglior fotocamera è quella presente nelle tue tasche”. Tale frase non può che farci pensare all’incredibile evoluzione che hanno subito le fotocamere integrate nei cellulari, ormai perfettamente in grado di scattare istantanee di altissima qualità pur mantenendo una semplicità senza pari. E se vi dicessimo che oggi è possibile fare lo stesso con i suoni che vi circondano? Soren Pedersen ci racconta la sua esperienza con il microfono tascabile Shure MV88.

#1 Le prove con la band

Fin dall’adolescenza ho suonato la batteria in gruppi parecchio pesanti e quello attuale non fa differenza: basso, batteria e due rumorose chitarre sono lo scheletro che compone la nostra band. Prima di acquistare un MV88 eravamo obbligati a registrare le demo ad un volume estremamente basso, per evitare di distorcere il microfono del mio iPhone, progettato e costruito per il parlato, non per l’heavy metal. Era un disastro: nelle registrazioni si sentivano solamente batteria e basso, mentre le due chitarre scomparivano completamente. Ora grazie al piccolo MV88 possiamo registrare sketch completi senza preoccuparci di regolare i livelli o limitare il nostro sound. Nonostante le sue ridotte dimensioni, questo piccolo microfono Shure riesce infatti a sostenere fino a 120dB di pressione sonora senza distorsioni! Una volta catturata la performance con l’applicazione gratuita ShurePlus™ MOTIV™ app posso trasferire il file AAC nel mio account Dropbox con pochissimi tocchi dello schermo, così possiamo riascoltare il tutto in macchina mentre torniamo a casa. I preset DSP sono perfetti per enfatizzare uno stile musicale come il nostro: la modalità loud infatti applica una leggera curva di equalizzazione oltre a compressione e limiting, raggiungendo risultati estremamente validi per una registrazione in presa diretta.

#2 Il momento d’ispirazione

Chiunque scriva materiale inedito sa benissimo quanto l’ispirazione sia incontrollabile. Chissà quanti musicisti in passato hanno chiamato la propria segreteria telefonica per annotarsi qualche idea canora. Al giorno d’oggi è molto più semplice e possiamo addirittura portarci appresso un piccolo studio multitraccia sul cellulare. Bastano un iPhone, un MV88 e Garageband per poter registrare al volo l’ultimo spunto creativo, magari aggiungendo anche qualche strumento virtuale per sostenere la struttura della canzone.

#3 Video live con un grande audio

Ingannare l’occhio non è poi così difficile e correggere un’immagine è questione di minuti grazie alla tecnologia odierna; rendere gradevole una traccia audio registrata male invece è pressoché impossibile. Ecco perché MV88 è il compagno perfetto per ogni tipo di video! Quanti concerti avete visto su YouTube con delle immagini favolose, ma un accompagnamento sonoro inaccettabile? Nelle situazioni live, esattamente come accade durante le prove, i microfoni integrati dei cellulari non riescono a sostenere la pressione sonora dell’ambiente, introducendo fastidiose distorsioni che ne rovinano il risultato. Ho registrato ore di concerti semplicemente lasciando il mio iPhone in modalità record nella taschina frontale della giacca, senza dovermi preoccupare di danneggiare il microfono o coprirne la capsula. Shure MV88, inoltre, è un microfono stereofonico, caratteristica che garantisce un’immersività senza paragoni rispetto ai suoi concorrenti mono.

#4 Il futuro

La caratteristica che più mi piace di MV88 è sicuramente la possibilità di effettuare il processing internamente; questo significa che posso regolare tutte le impostazioni che preferisco con l’applicazione Shure MOTIV e poi utilizzare il microfono con qualsiasi software supporti l’utilizzo di un microfono esterno; dirette su Facebook e Periscope incluse, nonostante queste funzioni non esistessero ancora al lancio della linea Motiv. MV88 se la cava ancora meglio con Tieline oppure applicazioni simili utilizzate da stazioni radio o televisive per il broadcast remoto.

Sul nostro canale YouTube e sulla pagina dedicata potete ascoltare diversi esempi dedicati alle numerose applicazioni di questo piccolo microfono.

Articolo originale a cura di Soren Pedersen

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Sistemi analogici vs sistemi digitali

Nel mondo dell’audio-pro pochi dibattiti riescono ad alzare la pressione sanguigna come il sempreverde analogico vs. digitale. Ci sono appassionati che potrebbero litigare sulla questione per ore, concludendo la maggior parte delle discussioni con lunghi elenchi di pro & contro per ambo le parti. Il mercato dei microfoni senza filo non fa eccezione, solo che in questo caso dobbiamo aggiungere la complicazione delle frequenze radio (RF) che non si comportano come un comune segnale audio. Per il seguente motivo, il dibattito analogico vs digitale assume connotati unici nel campo wireless, portandosi appresso il suo bagaglio di errori e incomprensioni. Ecco cosa vi serve sapere prima di scegliere l’uno o l’altro:

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QUALITÀ SONORA

È difficile determinare quale dei due metodi sia migliore da un punto di vista sonoro, viste le decine di variabili che ne possono alterarne la resa finale. I sistemi digitali tendono generalmente ad avere una qualità migliore, sia come range dinamico, sia come spettro di frequenze. Questo è dovuto al companding, un processo di compressione ed espansione necessario per la strumentazione analogica che permette al segnale di essere trasmesso come onda radio. Fortunatamente i moderni sistemi analogici, soprattutto quelli di fascia alta, riescono a limitare la perdita qualitativa integrando processi di companding avanzati, riducendo un problema frequente per i prodotti più economici.

LATENZA

Un aspetto dei sistemi digitali che sembra preoccupare parecchio è la latenza. La mentalità analogica naturalmente non deve preoccuparsi di tale problema, dove il ritardo complessivo è praticamente ignorabile, mentre nei sistemi digitali la latenza può dipendere da numerosi fattori, come spiegato in un precedente post su questo blog.

Pochi millisecondi di latenza sono naturalmente tollerabili in base al contesto di applicazione. Nel caso di un sistema per conferenze, un ritardo di 15 ms o poco più è considerato valido, mentre in un contesto da palco la questione si complica: il musicista infatti necessita di sentire la sua performance pressoché simultaneamente tramite degli auricolari in-ear e una bassa latenza è particolarmente importante per strumenti come la chitarra, in cui un qualsiasi tipo di ritardo potrebbe rovinare un’esecuzione ritmica corretta.

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PERFORMANCE RF

La differenza nelle performance RF dipende da quale fascia dello spettro RF viene occupata dal sistema; ad esempio, ttrambi i sistemi analogici e digitali possono operare nella banda UHF (480-865MHz), ma ramquelli digitali sono molto più efficienti in tale porzione. Alcuni sistemi digitali inoltre permettono di utilizzare fino al doppio dei microfoni nella stessa fascia RF rispetto al rivale.

A tal proposito dobbiamo però sfatare la formula “digitale = più canali”. Prendete ad esempio un qualsiasi sistema digitale ed utilizzatelo nella banda 2.4GHz, vi accorgerete di poter usufruire soltanto di 4-5 dispositivi, molti meno rispetto alla sua controparte analogica.

Differenze di resa a parte, è importante notare che le interferenze in campo RF possono avvenire con entrambe le soluzioni. In ogni caso un’efficace coordinazione e pianificazione delle frequenze è l’imperativo nello spazio UHF; evitare le interferenze di trasmissioni televisive e altre fonti wireless è necessario per un risultato complessivo di alta qualità. Per semplificare questo compito vi consigliamo di utilizzare il software gratuito Shure Wireless Workbench 6.

Inoltre, il nostro esempio a 2.4GHz non sarebbe coordinabile con Wireless Workbench, ma necessita di operazioni di scanning, calibrazione automatica delle frequenze e attenta gestione delle interferenze. Questo livello di automazione è sicuramente più economico e semplice, ma richiede un compromesso sul numero di canali disponibili.

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SICUREZZA

Se la sicurezza di una conversazione è la principale preoccupazione, la preferenza deve essere automatica, visto che soltanto i sistemi wireless digitali permettono di criptare il segnale. La maggior parte dei prodotti senza fili Shure utilizza AES-256 bit, considerato lo standard di mascheramento più sicuro al mondo.

CONCLUSIONE

I quattro punti elencati sono solo alcune differenze fra i sistemi wireless analogici e digitali. La scelta finale dovrebbe quindi dipendere maggiormente dalle necessità, piuttosto che da un semplice “migliore e peggiore”. Se tutti questi fattori vi appaiono come spiazzanti non preoccupatevi, non siete sicuramente gli unici; l’utilizzo di sistemi senza fili potrebbe sembrare decisamente scoraggiante, soprattutto rispetto ai recenti cambiamenti effettuati alle frequenze disponibili.

Nonostante ciò i microfoni wireless sono un punto indispensabile per le produzioni moderne e saperli utilizzare senza problemi è diventata una capacità necessaria per qualsiasi sound engineer. Per questo motivo Shure UK ha creato il sito Losing Your Voice’, a resource website for users of wireless systems, in cui poter rimanere aggiornati su tutte gli ultimi cambiamenti dello spettro RF.

Articolo originale di Marc Henshlal, per ShureBlog UK

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Call For Legends- Live: la short list

Grandissimo successo per il contest Shure dedicato alle band emergenti Call For Legends-Live. Venerdì 13 i giudici hanno reso pubblica la short-list dei 50 finalisti ancora in gara per vincere l’ambitissimo premio di esibirsi live a Montreux Jazz Festival e di ricevere prodotti Shure per un valore pari a 5.000 euro.

Facciamo i complimenti a tutte le band che hanno partecipato, e un abbraccio particolare a tutte i gruppi italiani che si sono messi in gioco, nonostante l’agguerrita concorrenza internazionale!

Di seguito tutti i finalisti, fra cui saranno scelti i 5 vincitori il prossimo  20 gennaio.

THE LEHMANNS BROTHERS

R’n’B/Soul/Black, Jazz, Funk from Bordeaux

The Kondoors

R’n’B/Soul/Black, Blues, Folk/Country from London Borough of Camden

Comminor

Rock, Alternative/Independent, Punk/Hardcore from Västerås

100 Fables

Pop, Rock, Alternative/Independent from Glasgow

Boomin

Pop, Rock from Wigan

SHIIVAH

Alternative/Independent, Techno/Electronic, Jazz from Toulon

The Niftys

Rock’n’Roll/Rockabilly from Albacete

Federation of the Disco Pimp

R’n’B/Soul/Black, Jazz, Funk from Glasgow

UNOJAH

Ska/Reggae/Dancehall, World/Ethno from Freiburg im Breisgau

Bethlehem Casuals

Hip Hop/Rap, Ska/Reggae/Dancehall, World/Ethno from Manchester

Pulse & Soul

R’n’B/Soul/Black, House/Dance from Muscat

LIPNITSKY SHOW ORCHESTRA

R’n’B/Soul/Black, Funk, Show from Минск

R U T H

Pop, Rock, Alternative/Independent from Тюмень

HARSH

Rock, Metal from Paris

VANYN

Alternative/Independent from Москва

Brightlight City

Rock, Alternative/Independent, Punk/Hardcore from Epsom

Fobilloria

Alternative/Independent from Йошкар-Ола

Marie Chain

R’n’B/Soul/Black from Berlin

The Atrium

Pop, Rock, Alternative/Independent from Duisburg

Single By Sunday

Pop, Rock from Glasgow

Vnuk&deda

Rock, Blues, Funk from Ангарск

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Perchè i cantanti scelgono Shure SM58?

Whole Lotta Love: i cantanti e lo Shure SM58

Siamo onesti, sono sempre piuttosto prevenuto riguardo al mio microfono preferito, ma tutto sommato non è nemmeno colpa mia. La colpa è del mio amore e affetto per lo Shure SM58, sviluppato dopo anni di chiacchierate con i nostri endorser e altri musicisti. Senza di esso sicuramente non saremmo qui a festeggiarne il 50esimo anniversario.

La parte più gratificante di questa grande festa è forse l’ininterrotta presenza del modello SM58; ci metterei la mano sul fuoco, nove volte su dieci ero la persona con indosso una maglietta Shure. Evidentemente però non sono l’unico a pensarla così; ho perso il conto di quante volte mi sono ritrovato in qualche angolo a discutere con qualcuno di questo piccolo microfono.

Dunque perché questa grande celebrazione?

Beh, le chances di entrare nel tuo locale preferito e trovare un SM58 montato sul palco sono sempre piuttosto alte e c’è sicuramente un motivo se è diventato il microfono più riconoscibile del mondo: qualità e resistenza.

Shure SM58 50esimo anniversario
Shure SM58 50esimo anniversario

Adorabilmente affidabile

Quando sei una giovane band stipata in un minuscolo tour-bus l’ultima cosa di cui vuoi preoccuparti è spendere quei soldi tanto sudati in strumentazione destinata a collassare dopo mezzo tour. Tutti gli artisti con cui ho parlato possono assicurarvi che il loro fido SM58 funzionava imperterrito dopo parecchie ore di palco ed esibizioni. Questo non vuol dire che dovete per forza cullare questi piccoli microfoni, tutt’altro: lo Shure SM58 ha dimostrato più volte la sua resistenza con energici musicisti come Roger Daltrey e Henry Rollins, che lo hanno sicuramente messo a dura prova serata dopo serata, concerto dopo concerto, anno dopo anno.

Abbiamo visto tutti almeno una volta il frontman degli Who far roteare il suo SM58 ad alta velocità…vi assicuriamo che non sempre si è trattato di un tranquillo atterraggio. Daltrey riuscì persino a romperne uno, ma dopo accurate ricerche si scoprì essere colpa di un cavo difettoso e il microfono continuò a funzionare imperterrito per il resto del tour.

Rollins inoltre, durante i primissimi anni con i Black Flag, era solito schiacciare letteralmente con le mani il suo SM58; alla fine della serata il microfono si ritrovata completamente annegato di sudore e con la griglia completamente ammaccata dall’aggressiva tecnica vocale di Henry. Nel mio ufficio ne ho ancora un esemplare usato nei loro tour mondiali; soltanto dopo dieci anni e oltre 750 spettacoli il microfono iniziò a mostrare qualche sintomo di cedimento.

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Henry Rollins e Shure SM58

Cristallinità vocale

Costruire un solido pezzo di metallo in grado di sopravvivere alle intemperie della strada è un aspetto, ma l’altra caratteristica dello Shure SM58 che riceve spesso i complimenti è la sua genuinità sonora. Ho utilizzato volontariamente la parola ‘genuinità’ proprio perché così mi è stato descritto nel corso degli anni, grazie ad una fama guadagnata nelle più variegate performance dal vivo che lo hanno reso lo standard dell’industria. Fonici e musicisti di tutto il mondo hanno avuto la stessa reazione: il microfono risponde parallelamente all’artista che lo sta utilizzando, nella sua forma più autentica. Henry Rollins lo apprezza a tal punto da preferirlo totalmente rispetto agli altri anche in studio. La medesima routine si ripete ogni volta: un fonico farà provare a Henry un nuovo microfono, seguito per un po’ di tempo dallo stesso frontman, che alla fine gli suggerirà di provare con un SM58. La risposta dell’ingegnere non necessita di spiegazioni: “ehi, suona esattamente come te!”.

In oltre 50 anni lo Shure SM58 ha convinto alcuni dei più famosi cantanti mondiali, aiutando a traghettare la passione per questo microfono attraverso i decenni. Giovani musicisti crescono vedendo Led Zeppelin, AC/DC, Bruce Springsteen e Run-DMC utilizzare il modello SM58, volendo assomigliare e suonare esattamente come i loro idoli. Quando finalmente possono stringerne uno fra le mani capiscono immediatamente perché artisti di quel calibro si siano affidati alla sua qualità e resistenza. In quel momento diventano parte della famiglia SM58.

La storia che ci viene raccontata più spesso è probabilmente questa: tutti ad un certo punto hanno iniziato la loro band nel garage di famiglia oppure in qualche scantinato, finché un giorno il cantante non si presenta con uno Shure SM58. Un microfono identico a quello presente nelle foto della loro band preferita. È in quel momento che capiscono di avercela fatta. Decisamente ‘a whole lotta love’ per un pezzo di strumentazione da 100$.

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Vuoi saperne di più su Shure SM58? Scopri tutti i dettagli sul sito ufficiale Shure!

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I dieci dischi da ascoltare prima di Natale

Il 2016 si è configurato come un anno pieno di lutti in ambito musicale, ma parallelamente abbiamo potuto apprezzare alcuni album di altissima fattura. Se il leggero declino del mercato mainstream, messo sempre più in crisi dalle scarse vendite causate da pirateria e nuove piattaforme di streaming, sembra un inesorabile passo verso un tanto necessario periodo di transizione, la qualità delle uscite si è mantenuta sempre altissima. Noi di Shure Blog ci teniamo a consigliarvi i nostri preferiti senza un preciso ordine, sperando magari di farvi scoprire qualche piccola perla sfuggita ai vostri riflettori.

MENZIONI D’ONORE

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Trovare soltanto dieci dischi è stata un’impresa non da poco e quindi ci siamo ritagliati questa piccola sezione per segnalare qualche album altrettanto importante che è stato tagliato dalla classifica principale. Di fianco alla maestria ambient di Tim Hecker, che con Love Streams si conferma come uno dei compositori più completi dell’ultimo decennio, troviamo due capitoli imprescindibili per la metamorfosi dell’hip-hop: il tanto discusso Untitled Unmastered marchiato Kendrick Lamar, causato forse da ben nascoste frizioni con la label di appartenenza, e l’opera di redenzione The Colouring Book di Chance the Rapper continuano un’evoluzione maetosa e sperimentale di un genere che sembrava stagnare intorno ai soliti quattro nomi. Cambiamo completamente lidi stilistici con The Wilderness, vero colpo di coda degli americani Explosions in the Sky, che finalmente dimostrano di non accontentarsi di stucchevoli arpeggi post-rock, ma confezionano un settimo album pregno di emozioni. Come non porgere infine un ultimo saluto al maestro del folk Leonard Cohen, che ci lascia troppo presto con nove canzoni profonde come non mai: un esercizio di saggezza degno del miglior poeta intitolato You Want It Darker.

BLACKSTAR – DAVID BOWIE (Columbia)

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L’inizio dell’anno è stato scosso da due annunci che hanno riscosso reazioni diametralmente opposte: il ritorno sulle scene di David Bowie ha generato migliaia di sorrisi estatici, specialmente se sostenuti da un eccellente singolo di lancio come la minacciosa Lazarus, ma successivamente stroncati dall’inaspettata dipartita del duca bianco. D’improvviso l’intero Blackstar cambia completamente significato, le liriche diventano il simbolo agonizzate del lento spegnimento di una candela estremamente vivida fino all’ultimo secondo. Il risultato è un collage meraviglioso di soli quaranta minuti in cui la “stella nera della musica” torna a splendere vibrante con la sua evocativa voce, sostenuta da un arrangiamento art rock degno del periodo berlinese. Non un disco per cuori puri e bigotti, ma di sicuro l’ennesima pietra miliare posta a conclusione di una carriera indimenticabile.

22, A MILLION – BON IVER (Jagjaguwar)

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Dipingere una figura enigmatica come Justin Vernon è tutt’altro che semplice: padre (annoiato) di due dischi di incredibile fattura, due Grammy Awards incassati senza troppe lodi e poi il silenzio forzato dal 2012. 22, A Million può essere confrontato a Kid A dei Radiohead (che ritroveremo in seguito) in quanto prova una netta rottura con lo stesso passato che lo aveva reso famoso; non più schiavo delle introverse chitarre acustiche del debutto, né tantomeno delle barocche costruzioni del successore, il disco suona come il figlio prediletto di quest’epoca. Strumentazione ridotta all’osso, ampio uso di glitch digitali e qualche lontana parvenza naturale disegnano un paesaggio sintetico da non sottovalutare.

AMERICAN FOOTBALL (LP2) – AMERICAN FOOTBALL (Polyvinyl)

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Arrivati e spariti. Questa può essere la sinossi perfetta per la carriera degli American Football, idealizzati traghettatori di un periodo musicalmente e socialmente complesso come gli anni 90. Nulla sembra però essere cambiato da quel 1999, non la loro genuinità, tantomeno la sincera voglia di creare espressa dai tre. Già dalle prime tracce capiamo come l’intento finale di Kinsella e soci sia portarci indietro nel tempo, in quell’immaginario da college americano tanto macho e tanto stereotipato; LP2 è l’inizio dell’autunno, il primo appuntamento con quella ragazza tanto carina, una candida avventura nei ricordi ormai andati, quel classico disco in grado di generare sorrisi dalle amare venature. Lontani dalle faziose pretese dello show business, gli American Football restano un monito per tutta quell’estetica indie senza troppi sogni se non suonare, suonare e suonare.

ALL THE RIGHT NOISES – ROMAN FLÜGEL (Dial)

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Alfiere di una alternative techno tanto amata all’estero quanto bistrattata dalla club culture tamarra italiana, Roman Flügel trova finalmente la quadratura del cerchio con un LP degno di ripetuti ascolti. Dalle derive lisergiche di Fantasy fino alla conclusiva Life Tends To Come and Go, la fatica del produttore riesce a combinare perfettamente tutti i giusti rumori senza risultare pretenzioso. Quello che all’apparenza potrebbe sembrare un mero lavoro di architettura sonora nasconde però un mood da dancefloor cupo ed intelligente, in grado di soddisfare una precisa nicchia di pubblico. Poliritmie, incroci metrici e modulazioni senza fine, All the Right Noises rischia di apparire più prog di molti album catalogati con questo nome.

RITUAL SPIRIT + THE SPOILS – MASSIVE ATTACK (Virgin)

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Ritorna sulle scene dopo un silenzio molto (troppo) lungo la band più famosa di Bristol con una doppia uscita che fa presagire grandi cose per il futuro. Nessun file rouge a legare le tracce di queste releases, ma una ‘semplice’ collezione di pezzi dalla granitica qualità produttiva; il ritorno al passato per i Massive Attack ha il sapore di featuring con tutti quegli artisti che ne hanno segnato la crescita musicale, primi fra tutti il figliol prodigo Tricky e l’aura evanescente di Hope Sandoval. Quello che doveva essere un evidente prodotto di fan service appare però come una forte rivendicazione del trono, un monito per tutte le nuove leve della musica elettronica che gli ricordi da dove tutto è cominciato.

BLONDE – FRANK OCEAN (Boys Don’t Cry)

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Non si può proprio affermare che Frank Ocean sia rimasto a dormire sugli allori in questo 2016, o più precisamente negli ultimi tre anni: questo è infatti il periodo di tempo che ha portato al difficile parto di Blonde, visionaria opera seconda in grado di miscelare abilmente decine di influenze diverse in un unico pastiche di innegabile caratura. Messe da parte le dispute commerciali con Def Jam Records (che hanno portato comunque allo sperimentale album visivo Endless), il rapper e produttore californiano ha potuto finalmente aprire completamente la sua vena creativa, richiamando (pur con evidente originalità) tutti i miti del suo passato. Ridurre Blonde ad un semplice esercizio citazionista sarebbe però ingiusto, vista la maturità artistica dimostrata da Ocean che lo pone anni luce avanti rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi.

THE SHIP – BRIAN ENO (Warp)

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Molto è cambiato dalla precedente release “ufficiale” di Brian Eno (non contando le installazioni sonore apparse sul suo store personale); la tecnologia è cambiata, gli ascoltatori sono cambiati, il music business è cambiato anche se il sessantottenne compositore inglese sembra non essere partecipe di queste rivoluzioni moderne. La sua musica rimane statica nel corso degli, ma non in senso negativo, bensì diviene un quadro che gradualmente acquista sfumature sempre diverse. Vagamente ispirato alla tragica discesa negli abissi del Titanic, The Ship nasce in realtà come studio di relazione fra l’incessante scorrere della vita e della musica, creando palette sonore moderne ma al contempo conformi alla tradizione ambient creata dallo stesso Eno. La cover finale dei Velvet Underground ne è forse il più grande omaggio mai fatto, due giganti della storia musicale che si incontrano per la prima volta fra i solchi di un vinile.

FALLEN ANGELS – BOB DYLAN (Columbia)

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Le facili polemiche hanno sempre accompagnato Bob Dylan per tutta la sua vita: stampa infuriata, fan delusi e case discografiche capricciose sembrano spuntare di tanto in tanto, come a voler minare un sottile ecosistema in perfetto equilibrio. Ma se il ventenne Zimmerman se ne fregava altamente di tutte queste diatribe, figuratevi il Dylan di Fallen Angels; a lui sembra interessare solamente la musica che porta la sua firma, senza accenni a voler rallentare la produzione di album più che validi, nonostante un’età tutt’altro che accomodante. L’avanzare degli anni ha però donato al cantautore di Duluth un’espressività vocale mai avuta, conferendogli una capacità interpretativa di altissimo livello, che si tratti di cantare oppure recitare qualche spoken word come nel precedente Tempest. Un disco classico, in controtendenza con la folle corsa verso il futuro che sembra attanagliare l’industria musicale, un omaggio al “vero” vintage: quello di Sinatra, dei casinò e degli arrangiamenti blue che accompagnavano le lunghe notti di questi angeli caduti.

A MOON SHAPED POOL – RADIOHEAD (XL)

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Quando si scontrano talenti artistici talmente ingombranti come quelli presenti nei Radiohead ogni album che vede la luce assume quasi la parvenza di un regalo concessoci da un lungo processo creativo. Sull’abilità compositiva di Greenwood & Co. non ci sono mai stati dubbi da OK Computer in poi e ogni tassello che si aggiunge alla stringata discografia del gruppo sembra confermarla sempre più. La lunga opera di revisione effettuata dalla band di Oxford appare coesa come non mai, libera dall’overthinking che pervadeva In Rainbows e King of Limbs, trovando un laconico bilanciamento fra acustica ed elettronica. Il mood sommesso e crepuscolare che pervade l’intero LP raggiunge i suoi picchi nell’eccellente terzetto finale, ricreando quell’atmosfera spesso imitata, ma mai raggiunta dalla concorrenza.

THE LIFE OF PABLO – KANYE WEST (GOOD Music)

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Cosa succede quando a cadere è una delle figure più importanti dello stardom a stelle e strisce? Personaggio controverso, amato, odiato e criticato da stampa e fan spesso senza troppa coerenza di causa, Kanye West raggiunge picchi di intimismo sicuramente inaspettati per una celebrità del suo calibro. Se Yeezus mostrava l’arroganza e la sfrontatezza di chi crede di avere il mondo fra le mani, The Life of Pablo diviene storia estremamente attuale di chi ha paura di perdere tutto in pochi secondi. La frustrazione per i biasimi ricevuti nonostante tutto il lavoro, l’essere circondati da famelici lupi mascherati da amici e il conseguente cammino di redenzione verso un passato non così lontano. La depressione di una star talmente intoccabile ha causato risate compiaciute in tutto il mondo, sorrisi sulla faccia di chi evidentemente non riesce a capire che a Hollywood non si vive solo di lustrini colorati e feste a base di champagne, ma ogni situazione comporta macigni pesantissimi da portare sulle spalle. Il viaggio di San Paolo è una metafora geniale dietro a cui si nasconde lo stesso Kanye, rappresentato perfettamente in poco più di un’ora di beat strettissimi e testi sinceri che pungono l’anima di ogni ascoltatore, persino dei detrattori.

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Come controllare la latenza digitale

Stuart Stephens, Project Engineer per Shure UK, esplora la latenza digitale e cosa la causa in un sistema digitale senza fili. Leggi l’articolo oppure vai alla fine dell’articolo e guarda il video conclusivo.

La latenza digitale

Con il termine latenza si intende la quantità di tempo che il nostro segnale impiega per essere trasmesso dal dispositivo d’ingresso (la capsula del microfono) all’output (l’uscita analogica sul nostro ricevitore). Nel caso dei sistemi wireless analogici la capsula del microfono converte l’energia acustica della fonte sonora in un segnale elettrico, che viene poi trasmesso tramite onde radio. Entrambi i segnali (elettrico e RF) viaggiano alla velocità della luce, dunque la latenza dei sistemi analogici è ignorabile.

Nel caso della tecnologia wireless digitale invece il segnale elettrico viene convertito in un flusso di dati; questa trasformazione da audio analogico a codice binario richiede del tempo e per questo introduce del ritardo complessivo nel sistema senza fili. La quantità di questa latenza dipende dalla grandezza complessiva del segnale e dal meccanismo RF utilizzato. Un sistema Shure ULX-D, ad esempio, produce 2.9ms di ritardo dall’entrata audio all’uscita analogica del nostro ricevitore.

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Sistema wireless Shure ULX-D

Quanta latenza possiamo accettare?

Quando consideriamo quanta latenza sia accettabile in una performance dal vivo è importante considerarne l’intero contesto: ad esempio, se stiamo utilizzando monitor da palco, 5-10 millisecondi di ritardo sono generalmente ignorabili dalla maggior parte dei performer. Superando però i 10 millisecondi il segnale inizia ad essere considerevolmente in ritardo, sfociando magari in un’esecuzione imperfetta del musicista.

In applicazioni live che utilizzano sistemi di in-ear monitor la latenza diventa ancora più critica, specialmente per i cantanti, poiché quest’ultimi sentiranno la loro performance sia dal sistema di monitoring sia dalle vibrazioni delle ossa adiacenti all’orecchio. Questa ulteriore dimensione accresce ancora di più il problema del delay, ed è per questo che vi consigliamo latenze inferiori ai 5 millisecondi. Bassissime latenze inoltre possono causare ulteriori problemi a chi utilizza gli in-ear, visto che una volta scesi sotto i 5 millisecondi iniziamo ad introdurre un effetto chiamato comb filtering, causando perdite nella risposta in frequenza. Queste creste possono cambiare le caratteristiche timbriche, ma molti musicisti riescono comunque ad adattarsi e accettano il comb filtering come un compromesso.

Comb filtering
Comb filtering

La latenza complessiva

Calcolando la latenza è importante non concentrarsi su un singolo dispositivo. Come detto in precedenza un sistema wireless Shure ULX-D ha una latenza di 2.9ms, ma nel caso di più dispositivi digitali questa cambia. Ad esempio nel momento in cui il segnale acustico lascia l’uscita analogica del ricevitore potrebbe entrare in un audio network, procedendo magari in un mixer digitale e persino processori digitali esterni. Tutti questi stadi e ulteriori conversioni fra analogico e digitale contribuiscono al ritardo complessivo del sistema, sicuramente un aspetto da tenere in consideraizone.

Se vuoi approfondire questo argomento non esitare a guardare questo video:

Articolo originale a cura di Marc Henshall e pubblicato su Shure UK Blog

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10 regali di Natale Shure da mettere sotto l’albero

Natale si avvicina e come ogni anno si comincia a pensare a cosa mettere sotto l’albero. Quest’anno noi di Shure abbiamo pensato di darvi qualche consiglio, con un occhio attento alle novità e, ovviamente, al portafoglio.

1 – KSM8 Dualdyne Microphone

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Al vertice della nostra classifica non potevamo che mettere l’ultima novità della serie premium di Shure: KSM8 Dualdyne Microphone. Si tratta di una delle novità più rivoluzionarie di Shure in campo microfoni per voce, recensito di recente con un video ed un test scritto anche dalla grande web community MusicOff.com.
Il KSM8 gode di una particolare capsula brevettata Dualdyne con doppia membrana ultra-sottile ed un’innovativa tecnologia di inversione del flusso d’aria, che rende praticamente inesistente l’effetto di prossimità e controlla la reiezione fuori asse.Delle caratteristiche che lo rendono unico e il regalo perfetto per Natale per un/a cantante!
Potete trovare il microfono in due finiture, un elegante nero o un più classico nickel, sia in versione cavo che wireless (UHF-R, ULX-D Digital, Axient o QLX-D Digital). Infine questa meraviglia gode presso il dealer network Shure del servizio gratuito fino a fine anno Estensione Garanzia Italia”, che ne estende per ben 5 anni la garanzia (chiedetela espressamente al momento dell’acquisto!).

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2 – SM58 50° Anniversario

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Un grande classico dei microfoni ha compiuto 50 anni e lo abbiamo festeggiato con un’edizione davvero speciale e addirittura un sito dedicato.
L’esaltazione della gamma medio-alta ed il suo ottimo controllo in basse frequenze, l’omogeneità della caratteristica cardioide che riduce la possibilità di feedback posteriore dai monitor, la solidità generale, ne hanno fatto in mezzo secolo il più usato microfono da live show al mondo. Questa anniversary limited edition vede un’elegante impugnatura argentata, un certificato commemorativo e uno speciale packaging con all’interno il manuale d’uso storico.

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3 – Auricolari Shure SE535LTD

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Di un rosso splendente (che li rende già di per sè un ottimo regalo per natale) gli in-ear SE535LTD si caratterizzano per il triplo microdriver ad alta definizione e la tecnologia Sound Isolating. Utilizzano un tweeter dedicato e due woofer per un suono incredibilmente ampio con bassi ricchi. Una nuova impronta acustica, offre un incremento di prestazioni alle alte frequenze. Inoltre fino a fine anno godono della promozione Estensione Garanzia Italia a 5 anni, se acquistate presso il dealer network Shure (basta chiederla al momento dell’acquisto!).

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4 – PGA DRUM KIT7

Il regalo perfetto se sulla vostra lista dei buoni di natale vi è un batterista! Il set completo dei microfoni per la batteria comprende un microfono per grancassa PGA52, 3 microfoni per tamburi PGA56, un microfono per strumenti PGA57 e 2 microfoni per strumenti PGA81, insieme a 3 supporti per il montaggio dei microfoni su tamburi, 7 cavi XLR-XLR e una custodia rigida per il trasporto.

Anche questo prodotto, se acquistato presso il dealer network Shure, gode della promozione Estensione Garanzia Italia a 5 anni…un occasione da non farsi fuggire!

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5 – Cuffia SRH840 per studio e home recording

schermata-2016-12-07-alle-15-29-06Si tratta del vero e proprio fiore all’occhiello della gamma Shure, una cuffia con una risposta iper-precisa e progettata appositamente per l’ascolto critico ed i processi di recording.
Una cuffia chiusa, con un’estesa risposta sulle alte frequenze e un controllo fermo e ricco su medie e basse.

Se state cercando una cuffia che vi permetta di monitorare perfettamente le vostre registrazioni, la SRH840 è la perfetta risposta alle vostre esigenze d’ascolto.

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6 – Auricolari elettrostatici KSE1500

Abbinati all’amplificatore DAC, questi auricolari si basano sulla tecnologia elettrostatica che traduce l’energia elettrica in movimento sonoro. Il diaframma di ogni microdriver è virtualmente senza peso e massa, circondato da un campo elettrostatico ottenuto tramite piastre posteriori.
Cosa significa? Vuol dire un suono più nitido, dettagliato, una risposta istantanea e nessuna colorazione da fattori esterni.
Se a questo uniamo l’equalizzazione personalizzabile e la riduzione del rumore ambientale fino a -37dB, abbiamo un perfetto mezzo di ascolto.

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7 – Auricolari per smartphone SE215M+ Special Edition

SE215M+

Se la vostra passione è ascoltare la musica e parlare al telefono ben isolati da tutto ciò che vi circonda e con una qualità superiore, la nuova edizione degli auricolari per smartphone SE215+ troverà il vostro consenso, grazie alla tecnologia Sound Isolating, vero e proprio noise suppressor passivo che non influenza in alcun modo il suono originale e blocca i rumori esterni fino a ben -37dB.
La solidità è garantita dal rivestimento in kevlar e lo speciale microdriver vi darà un’esperienza sulle basse frequenze mai sentita attraverso degli auricolari.

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8 – Shure MV88

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Questo piccolo ma potente microfono a condensatore stereo è il must-to-have di Natale per tutti gli appassionati di video. Pensato per dispositivi IOS, questo accessorio tecnologico permette di integrare la notevole qualità video offerta da iPhone e iPad con una ripresa audio professionale. Il funzionamento del microfono MV88 è reso facilissimo dalla app gratuita Shure Plus Motiv.

I filmati di natale quest anno saranno veramente indimenticabilii!

 

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9 – Testine per giradischi Hi-Fi M92E ed M97XE

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Negli ultimissimi anni stiamo assistendo ad un forte ritorno della musica in vinile e se anche voi siete stati conquistati dal fascino dei solchi, avrete sicuramente bisogno di un puntina che renda merito al suono degli album che preferite.
product_image-b2577bd4bfbc15233b5f151f7bf06714-cd2187f2-0a37-45d3-8bb0-acd530d2a373Se siete ai primi passi e non volete ancora spendere cifre troppo elevate, la M92E vi offre un rapporto qualità/prezzo invidiabile, compatibile con la maggior parte dei giradischi in commercio.
Se invece avete maggiore “fame” di suono, allora la M97XE rimane un grande classico per lunghe ore di ascolto e la minima distorsione anche nei solchi più interni.

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10 – Shure 5575

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L’ultimo, ma forse il più prestigioso è il celebrativo Shure  5575LE è la versione in edizione limitata del microfono dinamico icona 55 Unidyne®, versione realizzata in occasione del 75° anniversario. Nella sublime riedizione per collezionisti, la serie limitata 5575LE si pone come una potente affermazione del patrimonio Shure in tutte le performance sul palcoscenico.
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5 tecniche per la ripresa stereo della batteria

Come si microfona la batteria? Una coppia di microfoni a condensatore con ripresa variabile può fornire almeno cinque scelte diverse di microfonazione panoramica, o overhead, con caratteristiche sonore sorprendentemente diverse.In questo post vi spieghiamo 5 tecniche per la ripresa stereo della batteria.

Per dimostrare questi suoni differenti, abbiamo registrato una batteria con una coppia di KSM44A in 5 modi diversi. La batteria, la stanza, i preamplificatori, i cavi ed il brano sono rimasti gli stessi, l’unica variabile è stata la posizione dei microfoni e, in un caso, la polarità di ripresa.

Quanto può suonare realmente differente una coppia di microfoni, nella stessa stanza con la stessa batteria? Prima di ascoltare le seguenti tracce, considerate quanto segue:
● Ampiezza del fronte stereo
● Compatibilità mono
● Criticità per filtraggio a pettine/coerenza di fase
● Quantità della ripresa di suono ambientale o della stanza
● Facilità di posizionamento

Coppia coincidente XY

La tecnica XY o “coppia coincidente” è vantaggiosa perché garantisce la compatibilità mono. Dato che le due capsule sono molto ravvicinate (“coincidenti”) le onde sonore da qualsiasi piatto o della batteria raggiungono i diaframmi dei due microfoni pressoché contemporaneamente, eliminando qualsiasi rischio di filtraggio a pettine dovuto alla cancellazione parziale di onde fuori fase quando ascoltate in mono le due tracce overhead.
Una conseguenza della tecnica coincidente è che il fronte stereo risultante è stretto anche quando le due tracce OH sono pannate al massimo. Questa tecnica è una buona scelta per arrangiamenti nei quali la batteria ha un ruolo di supporto o quando la compatibilità mono è fondamentale.
In tutte le tecniche, inclusa questa, l’altezza dei microfoni overhead è un fattore importante. Se i microfoni sono troppo alti le capsule punteranno dritte ai lati della batteria, mettendo fuori-asse tutti i “pezzi”, quindi sarà ripreso troppo suono della stanza.
Abbassando i microfoni o usando un’angolazione inferiore ai 90° la ripresa avrà più suono diretto, anche se cassa e rullante saranno sempre fuori asse.
Indipendentemente dall’altezza suggerisco di montare il sistema XY direttamente sopra il rullante per garantire che il rullante sia centrale nell’immagine stereo.

I microfoni che vi suggeriamo in alternativa per questo tipo di microfonazione sono: PGA81, SM81, SM94, SM137, KSM137, KSM141

Mid-Side

La tecnica M-S, come la XY, assicura compatibilità mono e produce un fronte stereo abbastanza stretto.
Un beneficio primario è che la dimensione percepita dello spazio può essere cambiata durante il mix variando la quantità del canale “Side” nel mix stesso. Ciò è definito come regolare la “ampiezza stereo”, ma per il mio udito la batteria non diventa più ampia. I tom alto e basso non si separano: la stanza diventa più “grande” ma la batteria suona meno presente.
La sfida dell’M-S è che uno dei due microfoni non è puntato verso la batteria. Il microfono “8” è collocato in modo che la batteria sia nel punto “zero”: il microfono riprende solo il suono riflesso. Se registrate la batteria in una stanza piccola o non trattata acusticamente, ci sono grosse probabilità che il suono riflesso non sia ciò che desiderate nella vostra registrazione.
Ma se la stanza “suona bene” la tecnica M-S è un modo ottimale per combinare un suono secco, diretto (il microfono “Mid”) con tutta l’ambienza che serve alla produzione.

I microfoni che vi suggeriamo in alternativa per questo tipo di microfonazione sono:

Mid-> PGA81, SM81, SM94, SM137, BETA181/C, KSM137, KSM141
Side-> BETA181/B, KSM353

Recorderman

La tecnica Recorderman è probabilmente la più recente e una delle meno conosciute, nonostante sia concettualmente simile alla configurazione overhead del famoso approccio di Glyn Johns.
Richiede due microfoni cardioidi, uno a circa 800mm sopra il centro del rullante che punta dritto in basso, l’altro è vicino alla spalla destra del batterista e punta verso il rullante da 800mm di distanza.
Questa tecnica richiede che anche la cassa sia equidistante da entrambi i microfoni. Potete controllare la distanza nastrando le due estremità di una corda rispettivamente al centro di rullante e cassa. Tirate la corda nel punto in cui tocca il microfono sopra il rullante, in modo che entrambe le estremità della corda siano tese. Spostate quel punto della corda in un arco verso la spalla destra del batterista per trovare la posizione perfetta del secondo microfono, in un punto in cui anche questo microfono sia a 800mm dal centro della corda ed equidistante dalla cassa come il primo microfono.
Le due tracce sono pannate a sinistra e destra, anche se non necessariamente al 100%. Un pan-pot estremo delle tracce overhead con la tecnica Recorderman potrebbe lasciare un “buco” in mezzo al campo stereo.

La compatibilità mono non è garantita, tranne per cassa e rullante.
Dato che i microfoni sono relativamente bassi riprenderanno principalmente i tamburi della batteria ed i piatti saranno in secondo piano, come il suono della stanza.
Quindi questo è un modo ottimale per ridurre alcuni dei problemi che affliggono le registrazioni “live” di batterie in studi personali o piccoli:
● Stanze piccole e non trattate che non suonano bene
● Batteristi non preparati che sbattono contro i loro piatti

Anche in studi grandi, con acustiche controllate, la tecnica Recorderman è un modo utile per catturare tracce overhead “secche” che possono essere integrate con microfoni di ambienza più distanti, nel caso in cui l’arrangiamento lo richieda.

I microfoni che vi suggeriamo in alternativa per questo tipo di microfonazione sono: PGA81, SM81, SM94, SM137, BETA181/C, KSM137, KSM141

ORTF

Con una barra distanziatrice la tecnica ORTF diventa molto facile da applicare. Una volta che i due microfoni sono fissati con le capsule a 110° e distanziate di 170mm, l’asta singola può essere facilmente alzata, abbassata o angolata per collocare il set per riprendere il suono della batteria, della stanza e la quantità desiderata di ambienza nelle tracce registrate.
Per l’ampia apertura dei microfoni è probabile che la maggior parte dei “pezzi” siano ripresi fuori asse fra i microfoni. Questa tecnica, come l’M-S, non è molto utile in spazi piccoli o non trattati perché i microfoni riprendono principalmente suoni riflessi. Spostando il kit più vicino alla batteria, sia da dietro che sopra, si avrà una ripresa con un suono più secco.
L’immagine stereo della tecnica ORTF è più ampia di XY, MS o Recorderman ma, forse perché la posizione dei microfoni simula la posizione delle orecchie, non in un modo incredibile ed il fronte stereo risultante sembra molto naturale e realistico e generalmente si riduce in mono senza problemi significativi.

I microfoni che vi suggeriamo in alternativa per questo tipo di microfonazione sono: PGA81, SM81, SM94, SM137, KSM137, KSM141

Coppia spaziata AB

La tecnica AB o coppia spaziata è fra le tecniche stereo più semplici da comprendere ma nella realtà presenta diversi problemi infatti per la notevole distanza fra i microfoni, i set AB sono soggetti a filtraggio a pettine. Il rischio può essere ridotto tenendo le capsule dei due microfoni equidistanti dal centro del rullante, ma anche in questo caso è consigliabile ascoltare in mono i microfoni per rivelare possibili problemi fra cassa, tom o piatti.

Superati i problemi di coerenza di fase, la AB è una tecnica potente che offre un’ampia tavolozza di colori sonici. Il suono della stanza può essere ridotto abbassando il set o angolando i microfoni verso il centro della batteria. Ci sono, invece, molti modi per usare una coppia AB per catturare un suono ambientale indiretto: alzando i microfoni, spostandoli più lontano verso i lati della batteria, inclinandoli per puntare in basso o scegliendo una polarità più larga della cardioide.
I set AB possono produrre un’immagine stereo ampia perché piatti e altri pezzi della batteria molto vicini ad uno dei due microfoni saranno percepiti come venissero solo da quel lato del fronte stereo, ma con il pan sinistra/destra al 100% potrebbe risultare una batteria irrealisticamente ampia.

I microfoni che vi suggeriamo in alternativa per questo tipo di microfonazione sono:  PGA81, SM81, SM94, SM137, BETA181/C, KSM137, KSM141

Qualche suggerimento:

● Per ridurre il suono della stanza abbassate i microfoni OH e puntateli verso il centro della batteria.

● Per aumentare il suono della stanza, alzate i microfoni OH e puntateli distanti dai pezzi dello strumento o usate polarità più larghe.
● Per ridurre il suono dei piatti provate la tecnica Recorderman.
● Per assicurarvi la compatibilità mono usate XY o MS.
● Per la maggiore ampiezza stereo possibile usate la tecnica AB.
● Evitate problemi di coerenza di fase con cassa e rullante tenendoli al centro dei microfoni OH.
● Tracce overhead troppo secche potrebbero essere integrate opzionalmente da microfoni ambientali.
● Una coppia di microfoni cardioidi consente diverse riprese OH distinte ed interessanti.
● Condensatori multi-polarità a capsula larga forniscono maggiori opzioni.

Per approfondire le tecniche di microfonazione della batteria, iscriviti alla prossima masterclass dedicata PLT (Prase Learning Tools).

Questo articolo è stato scritto da Matt McGlynn e originariamente pubblicato su blog.shure.com
Matt McGlynn è il fondatore di RecordingHacks.com. Il sito contiene un archivio di ricerca di caratteristiche e informazioni attendibili per oltre 1000 microfoni, sia contemporanei che vintage, insieme a recensioni approfondite; un utile motore di ricerca per i prezzi e uno strumento di confronto con sovrapposizioni dei grafici delle frequenze.

 

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