Un SM57 con gli steroidi: la storia di Shure SM7(B)

Il mitico modello SM7, introdotto nell’ormai lontano 1973, è un microfono da registrazione con una storia incredibile che ha generato non poco clamore nel corso degli anni. Nemmeno noi riuscivamo a capire il perché di tutto questo hype, così abbiamo incontrato John Born, product manager di Shure, che ci ha chiarito non pochi quesiti. Dalle umili origini del modello SM5, fino alla recente evoluzione in SM7B, passando per l’ibridazione con il famoso SM57, l’avventura odierna è tutt’altro che semplice.

Cominciò tutto con SM5

La storia di Shure SM7 inizia in realtà con il suo antenato: il modello da broadcast SM5 – un microfono dinamico divenuto lo standard per moltissimi studi radiofonici e cinematografici – introdotto sul mercato nel 1966.

Nonostante l’enorme successo ottenuto dal modello in questi due particolari ambienti, Shure non si accontentò delle lodi ma si concentrò sulle poche critiche che aveva ricevuto, prima fra tutte le dimensioni: SM5 misurava quasi 25cm, decisamente troppo ingombrante per gli ambienti più ristretti. La ri-progettazione non si fermò solamente ad un puro aspetto fisico, ma si impegnò anche ad introdurre nella capsula alcune caratteristiche di un nuovo modello arrivato da poco alla fase produttiva: stiamo parlando di SM57.

Secondo John, lo sviluppo di SM7 andò più o meno così: “ad un gruppo di ingegneri Shure fu fornita la capsula del modello SM57 (chiamata Unidyne III) con la precisa richiesta di migliorarla, senza limiti di peso o costi” Per questo lo Shure SM7B si è guadagnato l’appellativo di “SM57 con gli steroidi.”

Variazioni di quella famosa capsula Unidyne III sono usate ancora oggi in molti microfoni dinamici, fra cui SM57, SM58 e SM7B, pur con qualche differenza:

  • Il diagramma del modello SM7B è ottimizzata per mostrare una miglior risposta alle basse frequenze
  • La scocca più spaziosa di SM7B gli permette uno spazio maggiore e ne amplifica la risposta alle basse frequenze
  • Lo shockmount interno è studiato appositamente per ridurre le vibrazioni dell’asta, a differenza di quello presente nei modelli SM57/SM58, mirato ad assottigliare il rumore provocato dal movimento delle mani

“SM7 fu progettato come un microfono full-range, con una dinamica estesa  e pensata appositamente per tornare utile in tutte le applicazioni” aggiunge ancora John. “Ha una risposta in frequenza più neutra rispetto ai cugini SM57 e SM58, ma gli  switch posti sul retro (filtri HP/LP) gli donano una notevole versatilità, forse persino superiore ai due modelli citati precedentemente”.

Shure SM7 debutta nel 1976, sostituendo il precedente SM5B, destinato a scomparire nel 1986.

The Thriller Effect

In oltre trent’anni di servizio SM7 è riuscito a ritagliarsi un posto d’onore negli studi di registrazione. Quale esempio migliore se non il disco più venduto della storia: Thriller di Michael Jackson. Quincy Jones e il fonico Bruce Swedien utilizzarono SM7 per la maggior parte delle tracce vocali di Michael; una scelta coraggiosa, vista l’enorme pressione che derivava dal successo del precedente album Off The Wall, vincitore di un GRAMMY Award per il brano “Don’t Stop ‘Til You Get Enough” e il primo LP a contenere ben quattro singoli finiti in Top 10. Un’eredità non da poco, che spronò Jackson a voler fare ancora meglio, risultando in un album da 110 milioni di copie vendute (su vinile).

Con tutti i più costosi microfoni a disposizione perché ricadere sullo Shure SM7, uno standard per le applicazioni radio e di doppiaggio? Bruce Swedien sostiene che “uno dei miei microfoni preferiti è sicuramente lo Shure SM7, con cui ho registrato la maggior parte dei miei pezzi. È una questione di dinamica e intellegibilità, perfetta per lo stile canoro di Michael – se fate attenzione riuscirete a sentire tutte le parole del testo senza alcun problema.”

Fast Forward: il microfono più amato?

Nonostante ci siano ancora centinaia di fan che sperano in un ritorno del modello SM5B, il suo parente SM7B non se la sta cavando affatto male come popolarità. Utilizzato quotidianamente per microfonare strumenti e voci, in applicazioni live, studio e radiofoniche, viene considerato da molti il perfetto “tuttofare” del catalogo Shure. Un nome che nei forum online compare pressoché ovunque, a cui è stato dedicato persino un intero thread su gearslutz.com in cui vengono raccolti gli aneddoti più esagerati su questo mitico modello, fra cui:

“Avete presente quella voce nella vostra testa che vi dice cosa sia giusto o sbagliato? Beh, è stata registrata con un SM7B”

“Il mio SM7B registra automaticamente due tracce vocali aggiuntive già tradotte automaticamente in spagnolo e cinese.”

“Dicono che se posizionato correttamente, SM7B sia in grado di registrare il futuro”

E non è tutto: siccome SM7B richiede un preamplificatore con almeno 60dB di guadagno, le discussioni su quale preamp o interfaccia audio utilizzare si sprecano. Jason Miller di Recorging Hacks ha recentemente scritto un articolo in cui confronta i migliori dispositivi disponibili sul mercato, includendo anche gli esempi sonori. A tal proposito Jason sostiene che “una combinazione di vari fattori ne ha aumentato vertiginosamente la popolarità. Forse è necessario questo lasso di tempo per essere accettati nell’Olimpo dei microfoni. Qualcuno sostiene sia dovuto al crescente mercato del podcasting – in cui è necessario sia mantenere i costi, sia raggiungere una qualità sonora adeguata – ma allo stesso tempo stiamo parlando di un microfono da 350$ in grado di superare concorrenti che costano dieci volte tanto.”

Ryan Smith, Shure Artist Relations Associate, è d’accordo con questo pensiero: “SM7B continua ad essere usato in moltissime registrazioni da artisti come Death Cab for Cutie, John Mayer, Chevelle, James Hetfield of Metallica, Keith Urban, Jeff Tweedy, My Chemical Romance, Meshuggah, Don Was, Billy Idol e persino Bruce Springsteen.”

 

Articolo originale a cura di Davida Rochman, adattato da ShureBlog Italia.

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